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 Tutto Fabrizio de André [Album Musicale-Fabrizio de André]

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MessaggioTitolo: Tutto Fabrizio de André [Album Musicale-Fabrizio de André]   Dom Feb 15, 2009 5:26 pm

LIQUIDAMBAR presenta

Tutto Fabrizio de André [Album Musicale-Fabrizio de André]

COVER




INFO ALBUM


Titolo: Tutto Fabrizio de André
Genere: Cantautore
Data uscita: 29/01/2009


Tracklist

* La ballata dell'amore cieco (o della vanità) (2:50)
* Amore che vieni, amore che vai (2:40)
* La ballata dell'eroe (2:40)
* La canzone di Marinella (3:11)
* Fila la lana (2:22)
* La città vecchia (3:21)
* La ballata del Miché (De André, Clelia Petracchi) (2:44)
* Canzone dell'amore perduto (3:40)
* La guerra di Piero (3:25)
* Il testamento (4:06)

Recensione Album

Quantunque volto ad illustrare i temi dei quarantacinque giri appartenenti al periodo 1958-1966, il seguente commento può egregiamente servire da introduzione a questo che "a tutti gli effetti è il primo album di De André". Esso è tratto (con qualche taglio) da D. Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, pp. 79-82.

Sono proprio loro, i piccoli quarantacinque giri, il supporto attraverso il quale le canzoni di De André si diffusero in Italia nei primissimi Anni Sessanta e attrassero e scandalizzarono al tempo stesso l'attenzione di molti, creando intorno a De André quell'aura di poeta maudit, di cantautore libero e spregiudicato, che segue la strada della sua ispirazione, senza indulgere a compromessi e senza blandire la critica. L'esordio assoluto di De André, con Nuvole barocche e E fu la notte, si caratterizzava in realtà per temi e moduli musicali molto lontani da tutto ciò che scriverà in seguito, ma si rivelava invece sorprendentemente vicino al filone musicale che impronterà poi gli esordi, più o meno contemporanei, di due altri grandi cantautori genovesi, Umberto Bindi e Gino Paoli.
Alcune della canzoni di questi primi quarantacinque giri vennero poi raccolte alla fine del 1966 in quello che a tutti gli effetti il primo album di De André, che precederà il periodo degli album-concept, dei grandi lavori a tema.
Si rivelano in queste canzoni alcuni dei temi che, in tanti brani sucessivi, saranno ripercorsi e ripetuti fino a comporre quel grande affresco in musica che è l'opera di De André, una sorta di commedia umana in cui è depositata una chiave di lettura dei comportamenti, dei desideri, di certi archetipi emotivi dell'uomo.
Individuare questi temi e seguirli nella loro evoluzione poetica e musicale, nel loro ritornare in canzoni distanti nel tempo, è come intraprendere un viaggio, costeggiando regioni interiori nascoste, i luoghi dei sentimenti che cercano forma di parole e suoni.
Primo fra tutti troviamo l'amore, come entità effimera, spinosa, eppure sempre presente a scandire i tempi della vita, cantato, nella Canzone di Marinella, come una fiaba, con i suoi simboli - l'acqua, il vento, la stella - che ci fanno immaginare il principe come un personaggio di Chagall, con il suo erotismo velato e con un finale drammatico, che non è il "vissero felici e contenti" delle favole, ma, semmai, il dramma di Orfero che perde Euridice sulla strada degli Inferi.
In Amore che vieni, amore che vai c'è il tema dell'incessante mutamento, dell'eterna ciclicità della natura come dei sentimenti e della fatale sfasatura - nei rapporti d'amore - tra i desideri propri e quelli dell'altro. In Fila la lana, tratta da una canzone popolare del XV secolo, c'è l'amore perduto per colpa di un destino avverso e sublimato nelle pagine di un libro.
La ballata dell'amore cieco è l'incontro tra una vanità e una dedizione assolute, ma è anche il ricordo di una mitica forma del rapporto tra i sessi, in cui la donna impone al pretendente prove terribili ("l'ultima tua prova sarà la morte"Wink.
Nella Canzone dell'amore perduto, senz'altro una delle più note della produzione di De André, l'amore che sfuma a poco a poco, per le leggi della natura e del tempo, è cantato su una musica del compositore tedesco Georg Philipp Telemann: il tema del concerto per tromba e orchestra in Re maggiore. E la fusione tra la musica e il testo è tanto riuscito da apparire naturale, quasi un archetipo musicale, una melodia che forse risuona davvero, in qualche luogo di noi, quando il nostro amore svanisce e ritorna.
Accanto all'amore, il suo opposto, la morte, legata al tema della guerra, dell'insensatezza del sacrifico di sé, con La guerra di Piero, un brano del 1964 che è anche una delle poche versioni italiane degli ideali pacifisti cantati oltreoceano da Bob Dylan e Joan Baez. Il sacrificio di se stessi acquista invece senso nella Ballata del Miche', dove il suicidio è un atto di affermazione, una dichiarazione di identità.
Poi il rapporto con la tradizione musicale francese, da cui deriva anche la predilezione per le ballate di ambientazione medievale, a cui si allaccia il gusto per l'ironia, per la commedia, gli aspetti grotteschi della Storia e delle storie, come è nel caso di Carlo Martello, dissacrante racconto scritto insieme con Paolo Villaggio (Questo brano sarà tuttavia inserito soltanto in Volume I). E il rapporto con Villon, attraverso la mediazione di Brassens, nel Testamento...inserire recensione...

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